La testimonianza di Ugo Panella
Sono entrato nell'ospedale oncologico pediatrico di Kiev con la tristezza di chi varca un confine di dolore e con l'angoscia che accompagna la visione di volti e
corpi prigionieri di un male che regala alla vita poche certezze.
Fotografare il
dolore è difficile perchè il confine tra verità e pietismo è sempre molto labile.
E'
difficile, perchè l'obiettivo scruta impietoso, invade e toglie pudore alla
disperazione degli uomini. Sono stati giorni difficili, come tutte le volte che si
guarda il dolore da vicino e se ne sente l'odore. Non lo dimentichi, ti si
appiccica addosso. Eppure in quei giorni ho capito che testimoniare era importante,
senza enfasi, semplicemente facendo scorrere il tempo sui volti dei bambini che
avevano il colore della paura, della tristezza o il sorriso improvviso per un gioco
inventato. E poi, lo smarrimento negli occhi dei genitori e la tenerezza di un
abbraccio.
Immagini da raccontare, frammenti di esistenze sfortunate che spero
arrivino alla sensibilità di chi è ancora in grado di farsi domande e tentare qualche risposta concreta.
In quei tristi corridoi di un ospedale che fà quello che può, mi accompagnavano le
parole di F. De Andrè...." Qui nel reparto intoccabili dove la vita ci sembra
enorme perchè non cerca più e non
chiede, perchè non crede più e non dorme ".
Dedico queste immagini a tutte le persone che mi hanno accompagnato in questo viaggio dell'anima.
Ugo Panella
UGO PANELLA - Inizia la professione di fotogiornalista documentando i conflitti
del Centro America alla fine degli anni '70; in particolare la guerra civile in Nicaragua
e, più tardi, in Salvador e Guatemala.
La passione per la fotografia di denuncia e d'impegno civile lo ha portato in vari luoghi
del mondo dove il quotidiano è spesso scandito dalla violenza e dal poco rispetto per la dignità umana.
Ha raccontato la vita negli "slums" di Nairobi e quella dei senzatetto del Cairo,
dove un milione di esseri umani vivono tra le tombe del più grande cimitero della città;
delle ragazze sfigurate dall'acido solforico in Bangladesh, delle prostitute bambine,
della fatica di centinaia di uomini che al largo della Birmania smantellano le navi da cargo
arenate sulla spiaggia.
Il suo lavoro lo ha portato, tra l'altro, in Albania, Palestina, Argentina,
Bolivia, India, Sri Lanka, Filippine, Oman, Somalia, Etiopia, Sierra Leone, Sud Africa, Afghanistan, Iraq,
realizzando reportage per magazine italiani ed esteri. In Italia ha realizzato un lungo reportage
sulla malattia mentale, in particolare sull'Istituto Papa Giovanni XXIII° di Serra d'Aiello, in Calabria.
Da quest'ultimo lavoro è nato un libro: " In direzione ostinata e contraria".
