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Supportare i genitori per curare i bambini

Alla nostra casa d’accoglienza per bambini malati di cancro in Uganda c’è Ismael di 2 anni insieme a mamma Joannah. Il cancro che affligge il piccolo ha avuto profonde ripercussioni psicologiche anche sulla madre, ma insieme siamo riusciti ad elaborarle.

Quando all’ospedale regionale il medico ha reindirizzato Ismael al St Mary’s Lacor Hospital per effettuare esami specifici, Joannah si è messa subito in viaggio con il bimbo lasciando a casa il marito e il figlio maggiore di 5 anni. Ismael aveva una netta protuberanza nella zona lombare destra e febbre alta costante. L’esame ad ultrasuoni ha evidenziato un tumore di Wilms nella zona urogenitale e quando il medico ha illustrato la diagnosi e la terapia, Joannah è crollata. È stato subito chiaro che l’intervento di Soleterre fosse immediatamente necessario.

Per mamma e figlio si sono subito aperte le porte della casa d’accoglienza e mamma Joannah ha beneficiato del servizio di sostegno psicologico effettuando diverse sedute di terapia individuali e di gruppo. Al primo incontro ha espresso tutta la sua paura nei confronti di questa malattia e la preoccupazione rispetto al lungo e complicato percorso di cure che richiede. Joannah era profondamente stressata dalla situazione e si sentiva anche molto sola. Il councellor ha ascolto a lungo i sentimenti di paura e amareggiata impotenza della donna di fronte al cancro del figlio e alla necessità di lasciare lontano una parte della famiglia per inseguire una cura. Le sedute hanno aiutato Joannah a comprendere quello che stava succedendo a lei e soprattutto al piccolo Ismael, quali sarebbero state le emozioni future e come affrontarle in modo preparato e consapevole. Il councellor ha incoraggiato la donna a prendersi cura anche del proprio benessere per poter essere forte abbastanza per supportare Ismael.

Col tempo Joannah ha lasciato da parte la negatività e alla terapia di gruppo della quinta settimana ha voluto condividere con gli altri genitori quanto le sedute abbiano rappresentato un importante supporto emotivo: «Mi sono sentita confortata e incoraggiata, piano piano ho capito che non devo concentrami solo sul dolore ma pensare a come far star meglio mio figlio. Meno il mio bambino mi vede piangere, meno soffre anche lui.»

Ismael continua le cure oncologiche settimanalmente e alla casa d’accoglienza riceve ogni giorno tre pasti regolari secondo una dieta bilanciata e nutrizionalmente pensata per favorire il suo benessere fisico e la migliore risposta alle cure.