LA TESTIMONIANZA DI ANDREA

 
Sono Andrea Tonoli, compositore e pianista che da qualche anno vive a Pavia.
In questi anni ho avuto modo di esplorare questa città che ha saputo regalarmi emozioni indimenticabili.

L’esperienza più significativa, tuttavia, l’ho vissuta da volontario nell’Ospedale San Matteo.
Al quarto piano, nel reparto di Onco-ematologia Pediatrica.


Per motivi personali avevo trascorso buona parte dei miei ultimi anni proprio in un ospedale e non era per niente facile anche solo immaginare di potermi riavvicinare ad un ambiente simile.
Poi ho pensato a quel mondo, quel reparto pieno di vite, di persone proprio come me, eppure così “lontane” dalla vita “normale”.
Perché per “normale” di solito si intende il brutto voto preso a scuola, la ragazza dei nostri sogni che non ci vuole, le scarpette belle per andare in giro al sabato sera e così via, mentre in quel posto “piccoli eroi” combattevano quotidianamente una battaglia contro una malattia che fuori da quelle mura sembrava non esistere.

Così è iniziato tutto.
Insieme ad altri musicisti volontari di Soleterre proviamo ad organizzare dei momenti ludici all’interno dell’ospedale.

La prima volta è stata come un tuffo nell’acqua gelida, non sai cosa ti aspetta, cosa vedrai, cosa sentirai.
Nell’atrio ci vengono incontro molti bambini che hanno notato gli strumenti. “Si gioca”, avranno pensato, ed è stato proprio così. Un gioco.
Perché mentre noi adulti li guardiamo con preoccupazione, sconforto e paura, loro si mettono a giocare con gli strumenti,
a fare chiasso e suonare, sorridendo.
E pian piano il gruppo prende forma.
Poi, dopo circa un’ora, arriva il momento di salire al quarto piano.
Una volta entrati, ci rendiamo conto di quanto la vista di quel reparto sia completamente diversa da ciò che ci si aspetta: muri colorati, giocattoli, una scuola, e così via, seppur in un clima decisamente difficile.
E così iniziamo a suonare con i bambini: osservo i volti, gli sguardi, provo a capire cosa stia succedendo.
I bambini hanno tutti la mascherina in quel momento, ma il loro sorriso lo vedi chiaramente nei loro occhi pieni di vita.

E così, senza nemmeno accorgermene, la mia “prima volta” al Quarto Piano si conclude.

Settimana dopo settimana, mese dopo mese, abbiamo continuato a far visita ai bambini di quel reparto cercando sempre di aiutarli ad affrontare, con quei momenti di spensieratezza e di vita normale,
la dura battaglia che combattono quotidianamente, una battaglia che spesso il mondo dimentica.
 
Pensavamo di portare loro un sorriso e forse ci siamo riusciti.
Ma in realtà, il sorriso più grande lo hanno donato a noi.

 
 
 

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