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Soleterre News

Fa' la cosa Giusta 2010 - Critical Fashion

Già affermata in Paesi come la Francia, l’Inghilterra, la Germania, la “moda etica” sta iniziando a conquistare spazio e attenzione anche in Italia. Nei segmenti più evoluti dei consumatori, delle realtà produttive e distributive, delle istituzioni, dei media, del mondo accademico, così come tra gli stilisti e i designer più sensibili, emerge un crescente interesse verso prodotti del settore tessile/moda che sappiano coniugare la qualità estetica, la creatività e l’innovazione stilistica con la sostenibilità ambientale e sociale.

“Moda etica”, infatti, significa attenzione per le materie prime e i processi produttivi utilizzati, per l’impatto della distribuzione, per la valorizzazione dei saperi e delle tradizioni locali, per il riciclo e il riuso, per la tracciabilità e la certificazione delle filiere, per il rispetto dei diritti dei lavoratori... Temi cruciali, questi, per un settore tradizionalmente connotato da un forte impatto ambientale, protagonista negli ultimi anni di significativi processi di globalizzazione e delocalizzazione, caratterizzato sul fronte dell’offerta da una rapidissima obsolescenza programmata, e su quello della domanda da un consumismo esasperato.

Produrre, distribuire e consumare “moda etica” vuol dire declinare diversamente il valore concreto e simbolico del vestire, e cercare nuove strade per un settore produttivo d’eccellenza e di grande importanza nel nostro Paese, che risulta però al contempo tra i più colpiti dalla globalizzazione e dalla recente crisi economica, con gravi ricadute anche sull’occupazione. Una “scommessa”, questa, su cui puntano i soggetti, le reti e i circuiti - formali e informali - di sperimentazione e ricerca, produzione e distribuzione, di acquisto e di scambio che vediamo moltiplicarsi anche nel panorama italiano, Ma, al contempo, una “sfida” che non sembra ancora convincere e coinvolgere (se non parzialmente e marginalmente) molti degli attori principali del nostro “sistema tessile/moda”, che paiono considerare la “moda etica” come un mercato destinato a rimanere “di nicchia”.

È possibile modificare significativamente gli atteggiamenti e i comportamenti di consumo in questo ambito, così com’è avvenuto e sta avvenendo per il cibo, le energie rinnovabili, e altri settori “vincenti” dell’economia sostenibile? È percorribile un modello diffuso di produzione e distribuzione che metta concretamente al centro la sostenibilità ambientale e sociale?
È pensabile che si verifichi anche all'interno di questo comparto il trend di crescita dell'occupazione registrato da altri “greenjobs”?
Da queste considerazioni e domande è nata l'idea di dedicare a queste tematiche la Sezione Speciale 2010 di Fa’ la cosa giusta!, Critical Fashion.

Milano, capitale della moda, e Fa’ la cosa giusta!, vetrina privilegiata per l’economia solidale e punto di riferimento nazionale per gli stili di vita sostenibili e il “consumo critico”, sono infatti il contesto ideale per la presentazione delle produzioni di eccellenza, per un confronto tra le diverse esperienze e per la promozione dei progetti più interessanti e innovativi.

Venerdì 12 marzo, il convegno d'apertura di Fa' la cosa giusta! è dedicato allo “stato dell'arte” della “moda critica”, con l’obiettivo di fare il punto sulle potenzialità, ma anche sulle problematiche, di questo settore.

Fonte:
10/03/2010

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