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Irina

Irina il papà non ce l’ha e la mamma ha 18 anni, per questo è cresciuta con i nonni.

Irina ha scoperto di essere malata di tumore il 6 marzo del 2006, aveva 4 anni. Stava male, da giorni aveva mal di testa e vomitava. Ci sono volute meno di 24 ore per effettuare la diagnosi: tumore nella zona frontale dell’emisfero destro del cervello.

Da Kharkhov, la città dell’Ucraina orientale da cui proviene, Irina viene subito mandata al reparto di pediatria dell’Istituto di Neurochirurgia diretto dal professor Orlov è accompagnata dai nonni, che da quel giorno non la lasceranno piu’ nemmeno per un secondo.

La situazione è troppo grave e non c’è altra soluzione che tentare un intervento di emergenza, il tumore è grandissimo e sta bloccando il flusso sanguigno delle arterie principali.

L’intervento riesce, ma la parte sinistra del cervello risulta danneggiata. Irina rimarrà paralizzata. Le prove istologiche confermano la prima diagnosi, angio sarcoma maligno al cervello.

E poi il miracolo. Pian piano Irina ritorna a camminare, ha voglia di vivere, lo si capisce subito dai suoi occhi blu, tristi, ma pieni di grinta e di luce.

Inizia la chemio terapia in un altro ospedale di Kiev, il reparto pediatrico dell’istituto di Oncologia. è lì che incontriamo Irina per la prima volta. Lo staff di Soleterre si innamora subito di lei, del suo sguardo fiero e profondo, dei suoi sorrisi che sono come le orchidee che pianti in un vaso, a casa, sul davanzale, sembrano non arrivare mai, ma quando sbocciano sono bellissime, da toglierti il fiato.

Il nonno di Irina entra in terapia con la psicologa Soleterre. “Sono stanco”, dice, ho bisogno di qualcuno che mi aiuti a trovare in me la forza di andare avanti. Lui, uomo dalla vita certo non facile, chiuso e severo, si apre al dialogo, racconta dei suoi sentimenti, delle sue ansie, dell’amore che prova per sua figlia e per la sua nipotina.

La chemio terapia funziona e finalmente Irina può tornare a casa.

La situazione, dopo poche settimane, peggiora di nuovo. Dopo il ricovero nell’ospedale della città di nuovo una brutta notizia. Il tumore si è riformato, ma non riuscendo a formulare una chiara diagnosi, i dottori non sono in grado di prescrivere una cura.

Si torna a Kiev, nel reparto di neurochirurgia. Il professor Orlov opera nuovamente la bimba, prima bisogna esportare il tumore e poi iniziare le cure.

Poi la radioterapia in un altro ospedale di Kiev. Lo staff di Soleterre non perde mai i contatti con la bambina, chiama regolarmente e la va anche a trovare, una volta addirittura in compagnia dei suoi amici clown, quegli italiani vestiti strani con cui Irina aveva giocato per due intere settimane la Pasqua precedente. Loro si che sanno come farla divertire!

I cicli di radioterapia finiscono, si fanno nuove analisi. Il tumore pare non sia andato via, nemmeno i raggi sono riusciti a eliminarlo del tutto. C’è solo una soluzione. Un nuovo intervento. Ma i rischi di sopravvivenza sono bassissimi. Il nonno ne parla con il team psico-sociale di Soleterre. Che fare? Arrendersi o tentare una nuova operazione? E poi c’è un altro problema, nessun chirurgo ha intenzione di assumersi la responsabilità di un terzo intervento al cervello a una bambina di soli quattro anni. I nonni di Irina prendono la loro decisione: scelgono la vita, mai arrendersi, bisogna provarle tutte.

Il primario Orlov accetta di tentare l’intervento. Irina passa 6 ore sotto i ferri. Ce la fa! Sopravvive all’intervento e anche alle lunghissime 48 ore post operatorie. Non si muoverà più pensiamo tutti, ma invece in poche settimane il nuovo miracolo. Irina inizia a muoversi, ancora non cammina, ma tenta di alzarsi dal letto e muove le gambine! Lo sguardo è sempre lo stesso. Questi occhi blu che ti scrutano con attenzione, sembrano gridarti in faccia quanto il mondo sia ingiusto, ma anche che lei non ci sta, che fino alla fine sceglierà la vita, ci proverà con tutte le sue forze a guarire.

Irina ora sta meglio, dopo avere fatto un nuovo ciclo di cure, questa volta a Mosca, è tornata a casa, cammina, anche lo sguardo sembra essersi addolcito.

Nel frattempo il nonno ci ha portato a conoscere il professore Orlov Yuri Alexandrovich. Dice che è una persona splendida, nonché un chirurgo abilissimo, che nel suo reparto non c’è nessuna associazione né straniera né ucraina che lo aiuta, dice che ci basterà incontrarlo una volta per capire quanto si meriti il nostro appoggio.

è stato così. Abbiamo conosciuto il professor Orlov sette mesi fa. Un uomo anziano, con la barba bianca e l’aria da filosofo greco, alto, magro, con la voce bassa, che parla piano, scandendo le parole una ad una.

Ci racconta del suo reparto, ci lavora dal 1965, ne ha viste di primavere lì dentro. Facciamo una visita per la corsia, conosce i bambini uno per uno, ci racconta le loro cartelle cliniche, ci dice da dove vengono e chi li sta assistendo in ospedale. Ci dice che lo stato non acquista apparecchiature e arredamento da 20 anni.

Aveva ragione Sergiej, il nonno, ci saremmo innamorate subito di quel vecchio con l’aria da filosofo, da allora è iniziato il lavoro di Soleterre nel reparto di pediatria dell’Istituto di Neurochirurgia, con le nostre psicologhe e i nostri animatori, l’acquisto di pezzi di arredamento, medicinali, macchinari medici. Chissà quante Irina ha salvato dal 1965 ad oggi il professor Orlov con il suo staff!